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Discorso del Sindaco di Roma Walter Veltroni ai Finalisti del Global junior Challenge

Gentili amici e ospiti, care ragazze e cari ragazzi,

vorrei in primo luogo portarvi il saluto della città e porgere a tutti un caldo ringraziamento per aver partecipato in questi giorni alle iniziative di questa seconda edizione del concorso internazionale Global Junior Challenge, che Roma ha lanciato per selezionare i migliori progetti che utilizzano le nuove tecnologie informatiche nel campo dell'educazione e della formazione dei giovani.

Mi auguro che questi giorni siano stati un'occasione di arricchimento dei vostri interessi e delle vostre conoscenze, e che vi abbiano anche lasciato spazi di tempo per conoscere in modo diretto e non virtuale, come immagino vi divertiate a fare, la nostra città.

Questo concorso è uno dei progetti che Roma ha lanciato e sta realizzando tenendo conto delle prospettive e delle esigenze della società dell'informazione. L'accesso all'informazione è oggi la carta vincente per la costruzione di una società rispettosa dei diritti individuali e comuni, per l'esercizio della cittadinanza consapevole e per l'ampliamento della partecipazione democratica ai processi di sviluppo.

Sono convinto che lo sviluppo e la coesione di una comunità sia oggi sempre più intensamente determinato da fattori culturali. E la tecnologia oggi è una delle frontiere più avanzati della cultura contemporanea.

L'alfabetizzazione elettronica e telematica è uno dei fronti più caldi del nostro sistema di istruzione e formazione: riguarda tutti, non importa l'età, la professione, il talento individuale, come dimostra la varietà dei progetti presentati in questi giorni. Riguarda tutti i paesi del mondo, perché è condizione imprescindibile per uno sviluppo integrato.

Come qualche tempo fa ha ricordato il presidente Uri Savir, in occasione della prima conferenza del Glocal Forum svoltasi anch'essa qui in Campidoglio, c'è chi ha guardato alla globalizzazione con esagerato e forse un po' superficiale ottimismo, pensando che la condivisione delle informazioni, dei consumi materiali e culturali avrebbe da sé generato giustizia e armonia e pari opportunità di successo per tutti, a qualunque latitudine.

Invece ci siamo accorti di vivere in un mondo in cui la metà della popolazione ha un livello di reddito di meno di due dollari al giorno, e 250 milioni di bambini e ragazzi sono ridotti in condizioni di vera e propria schiavitù.

Potremmo prendere molti altri dati, potremmo fare altri esempi ma tutti avrebbero una spiegazione: la globalizzazione governata dall'alto, tarata sulle esigenze dell'economia dei paesi più forti, amplia e non riduce il divario tra paesi ricchi e paesi poveri. In questo quadro il digital divide appare come l'ultima tendenza lanciata dalla riscoperta dell'infopoverty: la spaventosa arretratezza nei settori Ict in cui si trovano a vivere miliardi di persone è confermata da un recente dato dell'International Telecommunication Union, secondo il quale il 20% della popolazione mondiale dispone del 60% delle utenze di telefonia e del 70% delle utenze Internet.

Occorre promuovere, allora, un processo di integrazione tecnologica che parta dal basso, da tutte le comunità scolastiche che vogliano aderire al progetto, in modo da garantire la partecipazione più ampia possibile e sconfiggere da un lato il divario sociale tra chi ha accesso alle tecnologie, e di conseguenza al mondo del lavoro e dei servizi, e chi ne è escluso, e dall'altro il possibile rischio di un colonialismo tecnologico.

Questo concorso intende incoraggiare le giovani generazioni e i loro insegnanti all'utilizzo delle più moderne tecnologie informatiche e a favorire lo scambio delle migliori esperienze nel campo dell'ICT (Information and Communication Technologies).

Insomma, la cultura digitale è una dei più rapidi e più potenti fattori di globalizzazione, una grande opportunità di sviluppo della democrazia e di diffusione del benessere. Ma nello stesso tempo l'accesso al sapere tecnologico, qualora non sia un diritto di ciascuno, ma un privilegio riservato a pochi, può trasformarsi in un fattore di discriminazione all'interno di uno stesso popolo e tra popoli diversi, così come lo era ieri l'accesso all'istruzione e alla cultura.

Per questo oggi le ICT sono entrate impetuosamente nel compito educativo della scuola, come strumento e contenuto della piattaforma dei nuovi saperi. Le scuole oggi possono essere dei centri di ricerca tecnologica, sono luoghi di produzione e di sperimentazione dell'e-learning, sono i luoghi da cui si promuovono, grazie alle nuove tecnologie, le pari opportunità di sviluppo.

Basta scorrere titoli e descrizioni dei progetti in concorso per capire cosa siano oggi le pari opportunità di sviluppo, che trovano nell'uso delle tecnologie un'ulteriore garanzia: la didattica a distanza per i bambini costretti a lunghe degenze in ospedale, programmi per l'apprendimento del linguaggio da parte dei bambini colpiti da sindrome di down, formazione e promozione del telelavoro per le donne indiane, programmi educativi per il reinserimento sociale dei giovani bambini-soldato della Sierra Leone, il sostegno alla formazione di piccole imprese nei paesi arabi, la creazione di reti di scuole che si collegano per partecipare a telelezioni, la conoscenza dell'ambiente per la simulazione di politiche di tutela e promozione del territorio, comunità virtuali per l'apprendimento della scrittura creativa, programmi di autoformazione degli adulti che devono rientrare nel mondo del lavoro, programmi di rinforzo e mantenimento delle competenze comunicative o delle competenze matematiche per gli alunni a rischio di debito scolastico in qualche disciplina.

Una scuola americana ha addirittura progettato un sito per la raccolta e la condivisione di sentimenti, ansie, paure, progetti di pace dopo gli attentati dell'11 settembre: uno spazio interattivo per lo sviluppo delle emozioni, un modo inventato dai giovani per aiutarsi ad uscire dal cono d'ombra della depressione e dello shock. Roma è contro il divario tecnologico. Aver lanciato e sostenuto questa iniziativa è una conferma della volontà e della capacità di Roma di promuovere politiche attive in grado di includere e di favorire con la cooperazione allo sviluppo le aree più deboli del mondo. Ed è il segno della nostra volontà di far crescere, anche attraverso la solidarietà generazionale, una cultura condivisa da bambini e adulti, da giovani e anziani. Perché è questa condivisione la nostra speranza più grande di un mondo più giusto, di un futuro di sviluppo e di pace.


                                        Walter Veltroni
                                        Sindaco di Roma

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